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Effetti raccomandata non consegnata. Come procedere?

Effetti raccomandata non consegnata al destinatario e tornata al mittente per compiuta giacenza

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Effetti raccomandata non consegnata: la giurisprudenza di legittimità e di merito è conforme nel ritenere che “le lettere raccomandate si presumono conosciute, nel caso di mancata consegna per assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla, dal momento del rilascio del relativo avviso di giacenza presso l’ufficio postale” (cfr. Cassazione, sez. II Civile, 10 dicembre 2013 – 21 gennaio 2014, n. 1188; Cassazione Sez. Unite 24 aprile 2003 n. 6527; Cassazione 1 aprile 1997 n. 2847).

Capita spesso, infatti, che la comunicazione inviata a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno non venga consegnata per assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla.

In tali casi è previsto che la raccomandata venga depositata presso l’Ufficio postale e di tale formalità venga data comunicazione al destinatario, mediante avviso di giacenza presso l’Ufficio postale, lasciata nella cassetta delle lettere. Quali sono gli effetti raccomandata non consegnata?

Decorsi trenta giorni senza che il destinatario provveda al ritiro della raccomandata presso l’Ufficio postale, questa viene restituita al mittente con la dicitura “al mittente per compiuta giacenza“.

In tale eventualità, la comunicazione inoltrata a mezzo raccomandata (disdetta, recesso, intimazione ad adempiere, messa in mora, ecc.) produce ugualmente i propri effetti di conoscenza in capo al destinatario?

Il destinatario, per superare la presunzione di conoscenza di cui sopra, deve provare di essere stato, senza colpa, nell’impossibilità di avere avuto notizia dell’atto.

La prova richiesta dalla legge, per poter vincere la presunzione legale, deve necessariamente avere ad oggetto un fatto o una situazione che spezza o interrompe in modo duraturo il collegamento esistente tra il destinatario ed il luogo di destinazione della comunicazione e deve, altresì, dimostrare che tale situazione è incolpevole, non poteva cioè essere superata dall’interessato con l’uso dell’ordinaria diligenza (cfr, Cassazione 18 novembre 2013, n. 25824; Cassazione 6 novembre 2011 n. 20482).

La presunzione di arrivo a destinazione della raccomandata può essere fornita, anche in mancanza di avviso di ricevimento, mediante la ricevuta che attesti l’avvenuta spedizione tramite servizio postale. Tale presunzione si fonda sulle univoche e concludenti circostanze dell’avvenuta spedizione e dell’ordinaria regolarità del servizio postale, nonché dei particolari doveri che la spedizione impone all’ufficio in ordine al suo inoltro e alla consegna al destinatario.

Trattasi comunque di una  presunzione semplice di ricezione, che può essere vinta da elementi contrari offerti dalla controparte, la quale può fornire la prova di non aver avuto notizia dell’intimazione senza sua colpa (cfr. Cassazione, Sez. II Civile, 23 ottobre – 28 novembre 2013, n. 26708; Cassazione n. 12954 del 2007; Cassazione. n. 13488 del 2011; Cassazione Sez. III civile, 9 settembre 1996, n. 8180; Cassazione Sez. III civile, 23 agosto 1990 n. 8621).

Per quanto sopra, la decisione di non ritirare una raccomandata si tramuta in una pessima scelta, in quanto, da un punto di vista legale, si presume conosciuta dal destinatario e produce gli stessi effetti di una raccomandata ritirata, ed in più, così facendo, il destinatario non potrà nemmeno conoscere il contenuto della comunicazione ed, eventualmente, intraprendere le opportune azioni e difese del caso.

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